AMD pronta a ritoccare i prezzi, al ribasso

“In concomitanza con l’arrivo del Phenom II X4 955, AMD si prepara a dare una sforbiciata ai prezzi delle proposte esistenti.”

Processore AMDCon l’arrivo sul mercato del Phenom II X4 955, AMD si prepara a rivedere i prezzi dei processori sul mercato e, stando alle ultime indiscrezioni, è pronta a ridurre il prezzo di cinque prodotti. Il Phenom II X4 940 Black Edition, caratterizzato da una frequenza di 3GHz e 6 MB di cache L3 condivisa, dovrebbe passare da un prezzo di 225 a 195 dollari. Il modello Phenom X3 8750 (2,4 GHz, 2 MB di cache L3), dovrebbe scendere sotto i 100 dollari, arrivando a toccare i 90 dollari dai 122 dollari precedenti.Stessa sorte, seppur con riduzioni minori, per le soluzioni X3 8650 e 8450 (2,3 GHz e 2,1 GHz), che dovrebbero passare rispettivamente da 86 e 81 dollari a 79 e 74 dollari. Infine, ultimo ma non meno importante, il Phenom X2 7750 (2,7 GHz, 2 MB di cache L3) dovrebbe passare da 66 a 60 dollari. Avremo un quadro definitivo solamente in seguito alla disponibilità sul mercato del Phenom II X4 955, per cui questi dati potrebbe subire variazioni.

In crescita i prezzi delle memorie DDR2

ddr2kingston“Si prevede una ripresa dei prezzi spot delle memorie DDR2 nel mercato spot, con aspettative che questo venga mantenuto nel tempo”

I prezzi delle memorie DDR2, dopo essere andati incontro ad un periodo di calo costante durato molto tempo ed essersi di fatto livellati, nel mercato spot, dallo scorso mese di Febbraio, sembrano orientati ad un rialzo che dovrebbe fare la felicità dei produttori di memorie DRAM.

Nel mercato spot, infatti, i prezzi delle memorie DDR2 da 1 Gbit hanno registrato crescite sequenziali piuttosto importanti, con la prospettiva di raggiungere la soglia di 1,5 dollari a chip nel corso delle prossime settimane. In precedenza tale prodotto aveva raggiunto livelli di costo inferiori a 1 dollaro nel mercato spot, facendo dubitare i produttori e gli addetti ai lavori di una possibile risalita dei prezzi.

Da molto tempo a questa parte tutti i produttori di memoria stanno registrando notevoli difficoltà legate ai costi al ribasso dei moduli, al punto che in alcuni casi nel mercato spot la vendita avviene a valori inferiori ai costi di produzione.

In alcuni casi le difficoltà dei produttori di memoria si sono spinte sino a rendere impossibile il proseguo dell’attività. E’ il caso di Quimonda, azienda ben nota agli appassionati in quanto specializzata anche nella produzione di memorie GDDR5 per schede video.

Il mercato delle memorie DRAM soffre una condizione di domanda inferiore alle aspettative da ormai 2 anni; si pensava che il debutto del sistema operativo Windows Vista avrebbe potuto portare ad una crescita della domanda di memoria DRAM e quindi ad un incremento dei prezzi spot ma questo non si è materializzato.

Fonte Hardware Upgrade

I Mac sono meno sicuri dei PC, parola dei ricercatori

apple-logo1La “pacchia” per gli utenti Mac sta per finire? Probabilmente no, ma la tanto decantata sicurezza dei computer sfornati da casa Apple sta iniziando a venir meno. Nelle ultime ore, furoreggiano infatti sulla grande rete le cronache relative alla scoperta della prima botnet [?] formata da macchine “made in Cupertino”, la quale è in grado di infettare con un trojan [?] i Mac degli utenti che provvedono ad installare una particolare copia pirata di iLife. Una minaccia ritenuta a basso rischio da Symantec, ma da non sottovalutare assolutamente.
Noti cavalli “ripieni” a parte, va sottolineato il pensiero del ricercatore Dino A. Dai Zovi, vincitore del contest Pwn2Own 2007, il quale ritiene che “i Mac sono meno sicuri dei PC animati da Windows e Linux. Negli ultimi anni, Apple non ha curato particolarmente l’aspetto sicurezza dei suoi sistemi a causa dello scarso numero di minacce per quest’ultimo presenti sulla grande rete“.

E, a quanto pare, Dai Zovi non è il solo a pensarla in questo modo. L’esperto di sicurezza dei sistemi Mac Rich Mogull ha infatti dichiarato che “l’ultima versione di Mac OS X è decisamente meno sicura dell’ultima versione di Windows. Fino a qualche anno fa – continua il ricercatore – i sistemi di casa Apple erano più sicuri degli altri in quanto basati su UNIX, ma adesso le minacce informatiche sono tante anche per questa piattaforma“.
Secondo questi esperti del settore, quindi, i computer usciti dalla geniale mente di Steve Jobs e soci sarebbero meno soggetti a virus e “schifezzuole” varie solo a causa della loro scarsa diffusione rispetto a Windows.
Sarà vero?

Arriva il rootkit che si insedia nel BIOS. Formattare non basta più

Il worm che infetta i router non bastava. Secondo quanto riportato da “The Register“, i ricercatori della “Core Security Technologies” sono riusciti a dar vita a delle demo di rootkit in grado di sopravvivere alla formattazione/sostituzione dei dischi fissi, annidandosi nel BIOS.
I test relativi a questi malware, i quali sono in grado di prendere il pieno controllo dei computer in maniera nascosta, sono stati effettuati con successo su due macchine, una avente Windows e l’altra OpenBSD come sistema operativo, ma – a detta dei ricercatori che seguono il progetto – potrebbe virtualmente funzionare su qualsiasi tipo di sistema.

Ad ogni modo, è decisamente fuori luogo creare eccessivi allarmismi. Infatti, pur risultando particolarmente ostico da rilevare e rimuovere, questo tipo di rootkit per agire necessita di un accesso fisico alla macchina da infettare o della presenza di un exploit su quest’ultima.

Stracciarsi le vesti da dosso, quindi, non serve. Va però monitorata con la massima attenzione la nascita di nuove forme di minacce informatiche, le quali non vengono sempre messe a punto da ricercatori aventi fini scientifici. Anzi. Occorre invece che le grandi aziende operanti nell’ambito della sicurezza informatica si affidino a costoro e prevengano la diffusione di malware potenzialmente devastanti su scala mondiale.
Pensate un po’ a cosa accadrebbe se i BIOS di tutte le macchine adibite alla gestione della cosa pubblica venissero infettate in maniera difficilmente reversibile. Tutti noi rimarremmo senza servizi per un bel po’ (il che capita anche nelle situazioni di apparente normalità, ma questo è un altro discorso) e le esangui casse dello Stato sarebbero costrette ad esborsare milioni di euro per mettere a posto la faccenda (in molti casi sostituendo le macchine infette), facendo ovviamente ricadere tutto sulle tasche di chi le tasche le ha già vuote da un pezzo.
Incrociamo le dita, ci conviene.

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